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Acireale-Messina, tre indizi fanno una prova di impotenza

di Davide Mangiapane
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Una gara dai due volti, nettamente sbilanciata a favore del Messina nel primo tempo e aggredita con furore dall’Acireale nella ripresa, con il punteggio finale determinato da una maggiore attitudine dei granata a vincere le partite, con fame e cattiveria, anche quando la giornata non sembra essere delle migliori.

Purtroppo, la squadra di Zeman (voto 5) paga con gli interessi tutto il proprio vissuto stagionale, fatto di tre cambi di guida tecnica, una rivoluzione di mercato ancora in corso e l’addio della struttura organizzativa ex Camaro, iniziato qualche settimana fa da Pasquale Rando senza clamori, continuato con le dimissioni di venerdì scorso del dg D’Arrigo, cui seguiranno quelle di Manzo, Fontana e Rao nelle prossime ore ed un probabilissimo scollamento con la tifoseria organizzata, in aperta contestazione della proprietà. Uno scenario che ritorna in voga ogni anno da agosto 2017, così come la sconfitta al “Tupparello” in una tradizione negativa ormai consolidata che vede sempre prevalere gli acesi sul Messina. Tornando alla gara di ieri, la valutazione negativa del tecnico palermitano nasce dall’atteggiamento totalmente opposto tra primo e secondo tempo dei suoi uomini e dalla sua ammissione di impotenza evidenziata nel post partita, che evidenzia lacune importanti nella gestione mentale dei gruppi a lui affidati, un difetto che deve correggere presto se vuole continuare a fare questo mestiere a livelli più alti di questa serie D. Gli uomini da lui messi in campo ad Acireale hanno l’approccio giusto per mettere in difficoltà gli avversari, pressano con la giusta intensità a centrocampo e costruiscono almeno 4 palle gol nitide oltre il gol su rigore, ma questa squadra dà l’impressione che, se anche avesse concretizzato tutte le chances costruite nella prima frazione di gioco, avrebbe comunque rischiato il ribaltone, vista la fragilità mentale con cui ha subito nei secondi 45’.

Passando ai singoli, Avella (5,5) non ha colpe sulle marcature subite, perché anche la botta di De Felice viene alzata da un fosso che gli impedisce la parata in estensione sulla sua destra, De Meio (5,5) viene sostituito dopo il 2-1 e una gara con alti e bassi, Ungaro (5) sbanda paurosamente non appena gli attaccanti granata diventano più intraprendenti, Cinquegrana (5,5) se la cava all’esordio, Fragapane (5,5) è uno dei motori dell’arrembaggio iniziale ma affonda con i compagni, mentre Vuolo (4,5) delude nella sua prima apparizione anche se gli capita il momento peggiore del match.

Il trio centrale è quello che soffre maggiormente il cambio di passo degli uomini di Pagana, perché Cristiani (5,5), Lavrendi (5) e Saverino (5,5) hanno un crollo di rendimento dopo l’intervallo, lasciando ampie praterie alle incursioni dei padroni di casa. L’ultimo lampo è quello del tiro di Cristiani un minuto prima di subire la rimonta, poi cala il buio e finisce il match. La presenza di Sampietro (4,5) coincide con il sorpasso acese, e rientra tra le tante prestazioni grigie di questo calciatore che avrebbe dovuto costituire il metronomo di questa squadra, almeno nelle intenzioni di chi lo volle fortemente a Messina, durante il calciomercato estivo. Ricordi che sembrano appartenere ad un’altra epoca.

I tre attaccanti schierati inizialmente da Zeman sono pericolosissimi quando riescono a partecipare alla manovra, ma la loro valutazione risente della deficitaria presenza durante la fase cruciale della gara, ma anche della poca cattiveria quando si tratta di concludere. Insufficienza, quindi, sia per Crucitti, capace di trasformare il rigore con freddezza, ma anche di sbagliare due occasioni abbastanza semplici, che per Rossetti, monumentale nei primi 45’ quanto spompato nella ripresa, e, infine anche per Manfrè, tra gli ultimi a mollare. Non pervenuto Buono, ma anche questa non è una novità.

Adesso, bisognerà vedere quali saranno le prossime mosse della proprietà, presente in forze nel settore ospiti dell’ “Aci e Galatea”, con il patron Pietro Sciotto presumibilmente alle prese con i tormenti più volte vissuti durante questa sua esperienza tanto desiderata di presidente del Messina. In una situazione normale, ancora ci sarebbero i margini per raggiungere la zona playoff e mantenere la promessa di provare il ripescaggio, più volte manifestata ai tifosi biancoscudati. Ma la normalità non è un concetto che alberga nelle vicende del calcio messinese, almeno negli ultimi 14 campionati, ultime due stagioni di serie A comprese.

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