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Gli arbitri messinesi in protesta: nessun campo e allenamenti su strada

di MNP Redazione
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Alberto Santoro
Alberto Santoro

Problemi di allenamento per gli arbitri messinesi che, senza un adeguato spazio, sono costretti ad arrangiarsi in giro per la città. E' la denuncia della sezione provinciale dell'Aia (Associazione italiana arbitri) che, con un comunicato, ha messo in evidenza quali sono le criticità che i "fischietti" locali sono costretti a sopportare.

Sono 200 i tesserati Aia (Associazione italiana arbitri), 120 ogni fine settimana a dirigere partite, dalla serie C ai Giovanissimi provinciali. Una tradizione di successi tra le più prestigiose del Sud Italia, con tanti riconoscimenti a livello nazionale dai vertici dell'associazione e dalla Federcalcio, ai quali, però, fa da contraltare la cronica indifferenza delle Istituzioni.

Cresce il malcontento tra gli arbitri di calcio messinesi per l'atavica mancanza di un campo di calcio in cui potersi allenare per qualche ora a settimana. A ciò si è aggiunta la conclusione della lunga esperienza al campo di atletica Cappuccini (tra l'altro poco funzionale gli allenamenti moderni), opzione storicamente mal digerita dai tesserati Fidal, oggi tramontata - si legge nel comunicato - per l'ostracismo di soggetto non legittimato autoproclamatosi “gestore dell’impianto”.

Ormai da mesi i fischietti messinesi di serie C, D, Eccellenza, Promozione e di tutte le categorie provinciali, sono costretti ad allenarsi sui binari del tram, sulla pista ciclabile, alla villa Sabin e nel parcheggio retrostante, sull'asfalto e sulle mattonelle, con tutti i problemi fisici e gli infortuni che ovviamente ne conseguono.

Un quadro imbarazzante che ha fatto scattare la protesta. La richiesta avanzata al Sindaco e al nuovo assessore allo Sport è precisa. Usufruire di uno degli impianti comunali tre volte a settimana per un'ora e mezza a seduta, a fronte del pagamento di un contributo mensile/annuale che sia sostenibile per questi ragazzi che fino alla serie C percepiscono semplicemente rimborsi spese, assolutamente incompatibili con i costi di uso di un impianto privato.

Esattamente come accade in tutte le altre 200, e oltre, città italiane che ospitano una sezione dell'Associazione Italiana Arbitri. Mettendo fine ad una vicenda surreale che dovrebbe far riflettere tanti.

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