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Ezio Musa, il bohemian di provincia che mise al tappeto la Reggina

di Marco Boncoddo
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Provate a chiedere di Ezio Musa a qualsiasi tifoso giallorosso sulla cinquantina... di certo inizierà col raccontarvi del primo gol siglato dall'ala bolognese in maglia biancoscudata. In tre stagioni in riva allo Stretto, però, Musa di gol ne realizzò 17, ma fu la prima marcatura a lasciare un segno indelebile nella memoria dei supporters.

Correva l'anno 1974 e Giovanni Gulletta, presidente del sodalizio peloritano, si convinse a sborsare 150 milioni di lire pur di strappare Musa all'Arezzo. Nella sua prima sfida con indosso la biancoscudata, la piccola ala un pò tarchiata, mise a segno il gol vittoria al Comunale di Reggio Calabria, regalando al Messina una storica vittoria nel derby dello Stretto. I suoi modi strafottenti, amplificati da una capigliatura da bohemian, gli regalarono un'istantanea popolarità sulle rive del Peloro. Il palcoscenico era quello della serie C, è vero, ma chiunque conosce la tifoseria giallorossa sa che, spesso, la categoria è una mera ed arida lettera offuscata dalla passione. Musa, infatti, riusciva ad esaltare il Celeste con i suoi tocchi da funambolo e, nonostante la città avesse goduto della serie A pochi anni prima, il folletto emiliano richiamava una nutrita folla di spettatori sui tavoloni del catino di Via Oreto.

L'ala di Castel Guelfo giocò in giallorosso, una prima volta, tra il 1974 ed  il 1976, contribuendo a mantenere il Messina ai piani alti della classifica. In quelle due stagioni di serie C, infatti, i peloritani conquistarono un sesto ed un quinto posto. La sua intolleranza agli allenamenti ed un carattere istrionico, suscitarono l'intolleranza dell'allenatore Giorgio Rumignani, che non volle riconfermarlo nel suo parco attaccanti. Il Messina, pertanto, dovette privarsi dell'indisciplinato attaccante, cedendolo all'Arezzo, società dalla quale l'aveva acquistato. I giallorossi, però, cominciarono a faticare sin dalle prime giornate, trovandosi velocemente nelle sabbie mobili della classifica. 

Neanche l'arrivo di mister Adelchi Brach, alla diciassettesima giornata, riuscì a risollevare le sorti della stagione che, incredibilmente, si concluse con il ritorno di mister Rumignani e la retrocessione in serie D. Nella stagione successiva, il Messina decise di riprendersi, dall'Arezzo, il suo folletto, per provare a rientrare subito nel giro del professionismo, approfittando della riforma dei campionati e della nascita della serie C/2. Ezio Musa, che non aveva mai dimenticato la città ed i suoi tifosi, tornò a Messina per riprendersi quel che gli era stato tolto nella stagione precedente. Non fu un campionato brillante, quello di serie D 19977-78: Musa siglò solamente tre reti, contro Scicli, Vigor Lamezia e Nuova Vibonese. Nonostante lo scarso apporto in termini realizzativi, però, il ritorno del folletto galvanizzò l'ambiente ed il Messina, grazie al sesto posto in classifica, acquisì il diritto a partecipare alla nascitura C/2.

Al termine di quella stagione, a soli 29 anni, Musa decise di appendere le scarpe al chiodo, lasciando il calcio giocato da vincente di provincia. La parte di tifoseria giallorossa con qualche capello bianco, però, non ha di certo dimenticato quell'ala scapigliata che, nel giorno più atteso, regalò una gioia inaspettata contro i rivali di sempre.

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